
Hai avuto esperienze in tema di lavoro sommerso? In questa breve guida di Diritto alla Sintesi rispondiamo direttamente alle 6 domande più frequenti che riceviamo, con soluzioni pratiche e dirette.
1. Il lavoro in nero (o sommerso): cos’è e cosa rischio se denuncio il mio datore di lavoro?
Il lavoro in nero c. d. sommerso, è un pratica purtroppo diffusa attraverso il quale la prestazione di lavoro avviene senza un regolare contratto e senza comunicazione di assunzione agli organi preposti (invio modello UniLav). Tu non rischi nulla. La legge tutela il lavoratore. Le sanzioni economiche e le conseguenze legali (anche pesantissime) ricadono interamente sul datore di lavoro che ti ha impiegato irregolarmente.
2. Come posso dimostrare che ho lavorato in nero se non ho un contratto?
Servono le prove del tuo passaggio in azienda. Sono validi i messaggi WhatsApp con i turni, le email aziendali, i bonifici o le ricariche Postepay ricevute, le foto sul posto di lavoro con la divisa e i testimoni (clienti o colleghi).
3. I messaggi su WhatsApp o le chat hanno valore legale in tribunale?
Assolutamente sì. Le chat in cui il capo ti dà ordini, ti assegna i turni o ti dice quanto ti pagherà sono prove scritte fondamentali per dimostrare il rapporto di lavoro subordinato. Spesso le aziende operano attraverso gruppi WhatApp, quindi è opportuno partecipare alle chat menzionando il lavoro svolto e gli orari. Come detto al punto 2 ci sono altri modi per provarlo in assenza dell’app. in questione.
4. Posso recuperare i contributi previdenziali per i mesi passati in nero?
Sì. Se dimostri il lavoro in nero, il datore di lavoro è obbligato a versarti tutti i contributi arretrati per i mesi o gli anni in cui hai lavorato senza contratto, salvando la tua pensione. Spesso, il ricorso al giudice è l’unico modo per accertare il lavoro svolto, e la sentenza di accoglimento del ricorso diventa fondamentale.
5. Se mi licenziano mentre sono in nero, ho diritto alla disoccupazione (NASpI)?
Sì, ma prima devi far emergere il lavoro nero. Una volta riconosciuto il rapporto di lavoro (tramite vertenza o conciliazione, ricorso di lavoro innanzi al Tribunale), avrai diritto a richiedere la NASpI per i mesi spettanti.
6. Cosa devo fare materialmente per iniziare a recuperare le mie spettanze?
Non minacciare il capo a voce. Raccogli subito tutte le prove possibili (messaggi, orari, pagamenti) e blocca la situazione. Inviare una comunicazione scritta per avviare una conciliazione in sede stragiudiziale dinanzi le organizzazioni sindacali (Ispettorati, Sindacati, Patronati, CAF con servizi di Patronato ecc.). Eventualmente puoi rivolgerti a noi per assistenza legale (ma anche al tuo avvocato di fiducia se già munito). Scriverci in privato, per analizzare il tuo caso con la massima riservatezza e avviare la pratica in totale sicurezza.
Avv. Marco Mosca
Scenari di assistenza legale
L’analisi sopra riportata ha carattere generale e divulgativo. Se la tua situazione presenta profili di complessità che richiedono un parere legale o un esame documentale specifico, puoi richiedere una consulenza privata tramite la compilazione dei moduli nelle sezioni dedicate
