Il recupero crediti

Il recupero crediti in breve

Problemi a recuperare i tuoi crediti? In questa breve guida di Diritto alla Sintesi rispondiamo direttamente alle 6 domande più frequenti che riceviamo, con soluzioni pratiche e dirette.

1. Il recupreo crediti: la fase stragiudiziale

Il primo passo il recupero crediti è il sollecito di pagamento o la diffida ad adempiere. Si tratta di un atto inviato con lettera raccomandata A/R o tramite PEC, rivolto a intimare il pagamento entro un termine breve (solitamente 7 o 15 giorni). Oltre a tentare una risoluzione bonaria, questo atto è fondamentale perché interrompe i termini di prescrizione e fa decorrere gli interessi moratori. Per le imprese, la gestione dei crediti è vitale per i flussi di cassa e per far fronte ai propri impegni economici. Per maggiori dettagli sul recupero di crediti aziendali vedi la sezione approfondimenti di diritto o clicca qui ⬇️

2. Il decreto ingiuntivo: la via rapida del tribunale

Se la diffida (o il sollecito di pagamento) non produce effetti e il credito è fondato su prova scritta (come una fattura o un contratto), si può richiedere al Giudice un decreto ingiuntivo (d.i.). Per fare ciò, occorre depositare presso il giudice competente, tramite un avvocato, un ricorso (art. 633 c.p.c.). Il giudice, se accoglie il ricorso, emette un provvedimento rapido (d.i.) con cui ordina al debitore di pagare entro 40 giorni, pena l’esecuzione forzata. In alcuni casi previsti dalla legge si può ottenere l’esecuzione provvisoria immediata.

3. Il precetto e l’inizio dell’esecuzione

Decorso il termine del decreto ingiuntivo senza opposizione del debitore, il titolo diventa definitivo (esecutivo). Viene quindi notificato l’atto di precetto: l’ultima intimazione formale che concede al debitore 10 giorni per pagare spontaneamente prima che scatti il pignoramento. Per approfondimenti sull’atto di precetto clicca qui ⬇️

4. Il pignoramento: tipi e modalità

Scaduto il termine ad adempiere indicato nel precetto si può passare alla fase esecutiva. L’esecuzione può colpire diverse aree del patrimonio del debitore: i conti correnti e lo stipendio (presso terzi), i beni mobili presenti in azienda o abitazione (mobiliare), i veicoli o le proprietà immobiliari. La scelta dipende da un’indagine preventiva sulla solvibilità del soggetto e da un insieme di valutazioni di opportunità.

5. Tempi e costi per il recupero crediti

Ogni azione legale comporta dei costi fissi (contributo unificato, diritti di cancelleria, compensi al legale). Tali costi possono essere addossati al debitore che dovrà così pagare sia il debito principale che le spese legali sostenute dal creditore, salvi diversi accordi con il proprio avvocato quanto al compenso. Prima di iniziare, è fondamentale valutare se il valore del credito giustifica l’investimento legale, analizzando concretamente le probabilità di successo e il patrimonio aggredibile del debitore.

6. La prescrizione del credito: i termini da non dimenticare

Il diritto a riscuotere un credito non è eterno. A seconda della natura del rapporto (professionale, commerciale o tra privati), i termini di prescrizione variano sensibilmente. Il termine ordinario di prescrizione è di 10 anni (es. fatture commercial, rate mutuo); 5 anni è il termine ridotto per pagamenti periodici o in altri casi previsti dalla legge (es. affitti, bollette, canoni locazione, stipendi); 2 anni per il risarcimento danni da circolazione stradale, 5 anni o più se il fatto costituisce reato perseguibile d’ufficio e rientra nell’ipotesi di omicidio stradale (art. 589bis c.p.). Per i professionisti, ai sensi dell’art. 2956, n. 2 del Codice Civile, la prescrizione è di soli 3 anni (c.d. “prescrizione presuntiva”).

Avv. Marco Mosca


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