
La fase stragiudiziale
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Introduzione: Quando il “fai da te” non basta più
Nel Volume 1 abbiamo esplorato la fase pre-stragiudiziale, ovvero quella gestione autonoma e “bonaria” che ogni azienda può attuare internamente per sollecitare i pagamenti. Tuttavia, cosa succede quando i messaggi di cortesia, le telefonate della segretaria e i solleciti interni cadono nel vuoto?
Avere fatture insolute che superano i 60 o 90 giorni non è solo un problema contabile, ma un segnale d’allarme per la stabilità finanziaria dell’impresa. Quando il debitore smette di rispondere o continua ad accumulare scuse, è il momento di cambiare marcia. In questo Volume 2, analizzeremo l’intervento del legale nella fase stragiudiziale: un passaggio cruciale che mira a ottenere il pagamento (o un accordo vincolante) evitando le lungaggini e i costi di una causa in tribunale.
Come sempre, procediamo diritto al problema!
Indice dei contenuti Vol.2:
- Recupero crediti aziendali: Vol. 2 – il passaggio di consegne all’Avvocato;
- La Diffida Legale: l’ultimo avviso formale;
- Le trattative bonarie, transazioni e il piano di rientro;
- Mediazione e Negoziazione Assistita;
- Il monitoraggio del debitore nel CCII (Codice della Crisi);
- Quando fermarsi e passare al Volume 3?;
- FAQ: Domande rapide sulla fase stragiudiziale;
1. Recupero crediti aziendali: Vol. 2 – il passaggio di consegne all’avvocato
L’ingresso dell’avvocato nella gestione del credito trasforma la percezione del debitore.
Se prima la richiesta arrivava dall’ufficio amministrativo del fornitore, ora arriva da un soggetto terzo, un pubblico ufficiale in potenza, ovvero un operatore del diritto che preannuncia l’attivazione della macchina giudiziaria. Perché delegare a un legale già in questa fase?
–Impatto psicologico: La carta intestata di uno studio legale comunica al debitore che la ricreazione è finita, e che la situazione si fa seria e va presa in seria considerazione. Spesso, il semplice ricevimento di una PEC (o racc.ta A/R) firmata da un avvocato spinge il debitore a dare priorità a quel pagamento rispetto ad altri;
–Analisi della “Liquidabilità”: Come abbiamo visto per la liquidazione giudiziale, un avvocato esperto valuta subito se il debitore è “aggredibile” o se rischia di finire sotto le soglie del Codice della Crisi (CCII), se è opportuno procedere con l’attività stragiudiziale per un tentativo concordato di recuperare le somme o è il caso di passare direttamente alla fase giudiziale (vedi: Recupero crediti aziendali: Vol. 3 La fase giudiziale);
–Correttezza formale: Un errore nella messa in mora o nella diffida ad adempiere può compromettere gli effetti legali, come l’interruzione della prescrizione o la risoluzione del contratto. Meglio affidarla a un esperto.
2. La diffida legale: l’ultimo avviso formale ✉️
Mentre il sollecito aziendale è spesso un invito, la diffida firmata dal legale è un atto tecnico recettizio. Gli elementi essenziali della diffida professionale:
–L’intimazione precisa: Non si chiede più “cortesemente”, si intima di adempiere entro un termine perentorio, solitamente di 7 o 15 giorni;
–Il calcolo degli interessi: L’avvocato inserisce (o può inserire) il conteggio degli interessi moratori (ai sensi del D.Lgs. 231/2002 per le transazioni commerciali), ovvero può menzionare alla controparte debitrice nella diffida o messa in mora che sia, la possibilità di applicare interessi di mora (se vogliamo ancora dare una chance al cliente e indurlo a una reazione “minacciando” ulteriori costi da sostenere se non provvede al pagamento). Gli interessi di mora, sono sensibilmente più alti di quelli legali ordinari;
–L’avvertimento del contenzioso: Si specifica chiaramente che, in difetto di pagamento, si procederà al ricorso per decreto ingiuntivo o ad altre azioni giudiziali, con aggravio di spese e competenze legali a carico del debitore.
Non sempre la diffida del legale è un passaggio obbligato, spesso ci sono delle valutazioni di convenienza e opportunità decise di comune accordo tra avvocato e cliente. Sulle regole generali e distinzione tra messa in mora e diffida di pagamento vedi ➡️ Recupero crediti aziendali Vol.1 la fase pre-stragiudiziale
3. Le trattative bonarie, transazioni e il piano di rientro
Non sempre l’obiettivo è lo scontro frontale. Spesso la fase stragiudiziale serve a “mettere il debitore al tavolo” per negoziare.
Un avvocato esperto sa bene che il recupero crediti in fase giudiziale è un percorso pieno di insidie e imprevisti, oltre che comportare un esborso di spese a volte anche ingenti (come nel pignoramento immobiliare) che potrebbero portare a un nulla di fatto; inoltre, comporta lunghe attese legate ai tempi della giustizia nostrana, che possono ancor di più far rischiare al cliente-creditore di compromettere le possibilità di recupero, atteso il peggiorarsi nelle more della solidità economica del debitore.
Lo strumento del saldo e stralcio o della rateizzazione
Se il debitore è in oggettiva difficoltà finanziaria, l’avvocato può consigliare un accordo transattivo:
–Vantaggio per il creditore: Incassare subito una parte (es. 70 o 60% dell’importo del credito) rinunciando al resto, o accettare rate garantite, è spesso meglio che attendere anni di esecuzione forzata con il rischio che l’azienda fallisca (o entri in liquidazione giudiziale) nel frattempo;
–L’accordo come “Titolo”: Un buon accordo stragiudiziale può prevedere una clausola di decadenza dal beneficio del termine: se il debitore salta anche una sola rata, il creditore può agire immediatamente in sede legale per l’intero importo;
–Mediazione civile (D.Lgs. n.28/2010): si potrebbe pensare di attivare uno strumento alternativo di risoluzione delle controversie, attraverso un’intesa raggiunta in sede di mediazione civile. L’accordo trovato in tale sede, tra l’altro è titolo esecutivo, dunque utilizzabile direttamente per un’azione esecutiva in caso d mancato rispetto dello stesso. Difatti, quando tutte le parti sono assistite da avvocati, la sottoscrizione di questi ultimi certifica la conformità dell’accordo alle norme imperative e all’ordine pubblico, rendendolo immediatamente esecutivo (art. 12).
–La cambiale: anche se è un mezzo vetusto, comunque resta ancora uno strumento valido per obbligare la controparte al pagamento sapendo che in mancanza rischia il protesto cambiario e in più la cambiale in regola con bollo e protesto vale già titolo esecutivo per notificare precetto e successiva azione esecutiva;
4. Mediazione e Negoziazione Assistita
In alcuni casi, la legge prevede dei passaggi intermedi obbligatori o facoltativi prima di entrare in aula.
Negoziazione Assistita L. n.132/2014: È una procedura in cui gli avvocati delle due parti cercano di trovare una soluzione amichevole. Se si raggiunge un accordo, questo ha valore di “titolo esecutivo” (come una sentenza del giudice), permettendo di passare direttamente al pignoramento se non rispettato. La negoziazione assistita per il recupero crediti è una procedura stragiudiziale obbligatoria per somme fino a €. 50.000.
La Mediazione D.Lgs. 28/2010: La mediazione nel recupero crediti non è sempre obbligatoria, ma lo diventa in specifiche materie previste dalla legge sulla mediazione (modificato dalla Riforma Cartabia), come controversie bancarie, finanziarie, assicurative, condominiali o condominiali. Come abbiamo visto nel paragrafo precedente è una valida opzione per raggiungere un’intesa in quella sede.
Vantaggi fiscali: Esistono spesso incentivi o crediti d’imposta per chi risolve le liti tramite questi strumenti, risparmiando tempo allo Stato.
⛔Attenzione! Diritto al Problema informa: quando vogliamo ottenere un decreto ingiuntivo la mediazione non è indispensabile, diventa facoltativa. La necessità di questa fase si presenta eventualmente in sede di opposizione del debitore/cliente al decreto ingiuntivo (vedi per maggiori dettaglia il Recupero crediti aziendali Vol.3)
5. Il monitoraggio del debitore
Durante la fase stragiudiziale, in base alle circostanze del caso (credito importante, tipologia di cliente/debitore) l’avvocato monitora costantemente se il debitore sta scivolando verso lo stato di insolvenza.
–La soglia dei 30.000 euro: Se il debito totale del cliente verso vari fornitori supera i 30.000 euro di scaduto, si apre la possibilità (o il rischio) della liquidazione giudiziale;
–Segnali di allarme: Se l’avvocato nota che il debitore sta svendendo beni o spostando la sede legale (magari per cambiare foro competente), deve agire con estrema rapidità prima che il patrimonio sparisca;
–Verifica della situazione patrimoniale: sebbene questa verifica preliminare spesso viene rimandata dal legale nel momento in cui si decide di passare per il giudice, al fine di valutare le percentuali di recupero finale del credito, nulla vieta che venga fatto un controllo già in sede di affidamento della pratica al legale. Alcune aziende, tra l’altro, vi provvedono già a monte, prima di instaurare il rapporto contrattuale per verificarne la solvibilità.
6. Quando fermarsi e passare al Volume 3
La fase stragiudiziale ha un limite fisiologico: il tempo.
Diritto al Problema suggerisce: Non trascinare la trattativa all’infinito. Se dopo la diffida legale e un primo tentativo di mediazione il debitore continua a non pagare o propone piani di rientro irricevibili, la fase stragiudiziale si dichiara chiusa.
Se l’azienda debitrice sta svuotando i magazzini potrebbe diventare più difficoltoso agire. È giunto il momento del Volume 3: La fase giudiziale, dove entreranno in gioco i decreti ingiuntivi, i pignoramenti e l’intervento coattivo del Giudice.
Avv. Marco Mosca
7. FAQ: Domande rapide sulla fase stragiudiziale
1. Quanto tempo deve durare la fase stragiudiziale?
Generalmente non dovrebbe superare i 30-45 giorni complessivi. Se entro questo termine non c’è un pagamento o un accordo solido, bisogna agire in tribunale.
2. Se accetto un pagamento parziale, perdo il resto?
Solo se firmi una “transazione a saldo e stralcio”. Se accetti un acconto, specifica sempre che è ricevuto “salva ogni altra pretesa per il capitale residuo e gli interessi”.
3. Posso addebitare la parcella dell’avvocato al debitore?
Nella diffida si richiede sempre il rimborso delle spese legali. Se il debitore paga tutto il debito, spesso accetta di coprire anche una parte della parcella per evitare la causa. Altre volte chiede la “cortesia” di non pagare spese legali, che restano a carico del cliente. A te la scelta de aderire o no.
4. Per avere il decreto ingiuntivo devo fare prima la mediazione?
quando vogliamo ottenere un decreto ingiuntivo la mediazione non è indispensabile, diventa facoltativa. La necessità di questa fase si presenta eventualmente in sede di opposizione del debitore/cliente al decreto ingiuntivo
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Scenari di assistenza legale
L’analisi sopra riportata ha carattere generale e divulgativo. Se la tua situazione presenta profili di complessità che richiedono un parere legale e/o un esame documentale specifico, puoi richiedere una consulenza privata tramite la compilazione dei moduli nelle sezioni dedicate
